Caminho do Farol dos Naufragados

Dopo aver resistito alla prima onda d´urto ora mi concedo la domenica a passeggio per l´Isola.
La scorsa domenica mi sono diretto a sud. In bici fino al terminal Titri, tre bus, il 320 per arrivare al terminal Tilag, il 841 dal Tilag al Tirio, infine il 561 da Tirio al capolinea “Caiera”. Piú sud non si puó.
Sceso dal bus, un ragazzo, Amilton, mi chiede se devo fare una passeggiata verso la spiaggia. Mi fa da guida. Scopriró che abita proprio dove sono diretto. Otto famiglie di pescatori, una piccola comunitá. Quattro chilometri di bosco, camminiamo per circa due ore. Il percorso é a tratti impegnativo. Lui lo percorre due volte al giorno per recarsi a lavoro.
Arriviamo in una spiaggia esotica. Appoggia la sua borsa dentro casa sua, si mette la muta e con il surf raggiunge i suoi amici sulle onde. La madre é occupata con il fuoco e intenta nella panificazione. L´illuminazione é con candele, il riscaldamento con il caminetto e l´acqua é garantita da una sorgente naturale. Le galline per le uova e l´allevamento di qualche bue permettono un pasto diverso dal sempre presente pesce. Il cane mi da il benvenuto e mi accompagna per una passeggiata nella spiaggia. Una chiesetta, in ricordo di un naufragio, si affaccia sulla spiaggia.
Salgo su una roccia enorme e mangio qualcosa mentre scatto foto ai surfisti. Come l´onda si infrange sulla roccia l´adrenalina va a mille.
Mi dirigo nell´altro lato della spiaggia, salgo su un promontorio e arrivo al faro della marina militare.
Nel tardo pomeriggio mi incammino per il rientro. Arrivato alla fermata del bus prendo una bibita nel bar-ufficio informazioni. Il signore al banco sta pulendo un pesce e mi invita ad entrare in casa. Pulcini animano il locale. Siamo al numero civico 20399! Arriva anche Amilton, con il quale trascorro le successive 3 ore tra bus e attese nei terminal.
Una giornata fantastica. Il resto é memoria.